Per chi non sapesse di cosa si tratta:
“Chat Control” è il nome con cui è diventata nota una serie di proposte dell’Unione Europea volte a contrastare la diffusione di materiale pedopornografico e l’adescamento di minori online.
L’obiettivo è condiviso da tutti. Ciò che divide è lo strumento: secondo molti esperti, per individuare questi contenuti potrebbe essere necessario analizzare automaticamente messaggi, immagini e file scambiati sulle piattaforme di comunicazione. I critici temono che questo possa indebolire la crittografia end-to-end e aprire la strada a una forma di sorveglianza di massa delle comunicazioni private, mentre i sostenitori ritengono che siano possibili soluzioni tecniche compatibili con la tutela della privacy.
È proprio questo equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali ad aver acceso un acceso dibattito in tutta Europa.
Il 9 luglio è accaduto qualcosa che dovrebbe preoccupare chiunque creda nella democrazia, indipendentemente dalle proprie idee politiche.
Sul cosiddetto Chat Control 1.0, la maggioranza dei parlamentari presenti ha votato contro il provvedimento. Eppure il testo è passato lo stesso.
Com’è possibile?
Perché, essendo una seconda lettura della procedura legislativa, per respingere la proposta non bastava avere più voti contrari che favorevoli: era necessaria la maggioranza assoluta dell’intero Parlamento. In pratica, 314 voti contrari non sono bastati, mentre ai favorevoli è stato sufficiente che i contrari non raggiungessero la soglia richiesta.
Che questo fosse previsto dal regolamento non rende meno inquietante il risultato politico: una misura tanto delicata, che riguarda la riservatezza delle comunicazioni di centinaia di milioni di cittadini europei, prosegue il suo percorso pur essendo stata respinta dalla maggioranza dei votanti presenti.
Per me questo rappresenta un grave cortocircuito democratico. Se una maggioranza dice “no”, ma quel “no” non conta perché gli viene imposto un quorum molto più elevato rispetto a quello necessario per far avanzare la proposta, è inevitabile chiedersi se il principio della volontà della maggioranza non venga svuotato di significato.
La tutela dei minori è un obiettivo sacrosanto. Ma non può diventare il pretesto per introdurre strumenti che molti esperti di privacy e diritti digitali considerano un precedente pericoloso.
La democrazia non dovrebbe mai dare l’impressione che le regole cambino finché non si ottiene il risultato desiderato.
Oggi è Chat Control. Domani potrebbe riguardare qualsiasi altro diritto fondamentale.
Informatevi, leggete gli atti e fatevi un’opinione. Ma non restate indifferenti.


